Marco Girotto, lo chef muore per un attacco d’asma a 33 anni: era il compagno della street artist Carolì. Lascia una bambina di otto mesi

L’ultima foto pubblicata su Instagram ritrae la sua compagna e la sua bambina davanti ad un murale realizzato proprio da Carolì. Un grande sorriso e due parole: «Mi vida». La vita di Marco Girotto, cuoco in un ristorante di Albignasego e compagno della nota street artist di origine argentina, è terminata martedì sera in un letto del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Padova. Aveva appena 33 anni e da 10 giorni era ricoverato in seguito ad un terribile attacco d’asma. Un malore fatale, accusato mentre lavorava, che lo ha fatto accasciare a terra senza più risvegliarsi. 

GLI AMORI
Marco, cresciuto ad Albignasego, aveva studiato all’istituto alberghiero “Pietro d’Abano” con il desiderio di lavorare nel mondo della ristorazione. Desiderio ampiamente realizzato: prima per quattro anni e mezzo in un locale di Londra e poi negli ultimi tre anni al ristorante “Dal Bruto Ruggero” di Albignasego, quartiere San Giacomo. 
Da sei anni era il compagno di Carolina Blanco, in arte Carolì, artista di strada che ha iniziato dipingendo i muri di Buenos Aires prima di trasferirsi in Italia, stabilirsi ad Albignasego e farsi conoscere per le sue opere in tutto il Padovano e non solo. Da questa relazione era nata otto mesi fa una bambina che per Marco era diventata la più bella ragione di vita. Lascia anche mamma Gabriella, papà Stefano e il fratello Simone. Il funerale sarà venerdì alle 15.30 alla chiesa di San Tommaso di Albignasego. 
IL RICORDO
«Una tragedia, una tragedia» continua a ripetere la compagna sconvolta. Poi racconta: «La nostra bimba si chiama Sole, un nome che lui ha scelto con fermezza. Amava la sua famiglia e viveva per la sua bambina. A Londra aveva studiato la cucina gourmet e poi tornato in Italia l’aveva fusa con i piatti della tradizione veneta. Era una persona pura e molto eclettica, conosciuta nel suo settore e apprezzata per la simpatia e l’umiltà. Lavorava nel suo posto del cuore e diceva sempre “Scherza col fuoco ma non col cuoco”. Ha sempre sostenuto me e la mia arte, spesso mi accompagnava e aiutava a fare i fondi dei murales». 
LA RICOSTRUZIONE
Anche il fratello minore Simone, 30 anni, cerca la forza per ricordare Marco e per ricostruire questi ultimi terribili giorni. «Soffriva d’asma da tempo, aveva già subito un attacco molto brutto quando aveva 16 anni mentre stava andando a scuola ma per fortuna in quel caso si era salvato». 
«È capitato nuovamente sabato 29 giugno – spiega Simone -. Stava lavorando in ristorante quando si è accasciato perdendo i sensi. I colleghi hanno subito chiamato l’ambulanza e lui era già incosciente. I medici hanno fatto il possibile per rianimarlo, prima sul posto e poi in ospedale. In queste due settimane sapevamo che c’era poco da fare. Io e mio papà purtroppo avevamo capito subito, la mamma ha cercato di mantenere le speranze fino all’ultimo. Fino a quando si è deciso di staccare le macchine perché era stata decretata la morte cerebrale».
Spazio poi ai dolci ricordi e alle promesse: «Marco mi ha sempre difeso, è sempre stato dalla mia parte, mi voleva tantissimo bene. Aveva un cuore grande e ora spetterà anche a me occuparmi della sua bimba. Sono il padrino e ho fatto una promessa che andrà mantenuta». 
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